COSTUME E SOCIETA'

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Mariangela Melato, biografia di una grande interprete italiana


Mariangela Melato nasce a Milano il 19 settembre 1941; la madre era sarta, il padre vigile urbano e lei, come la sorella Anna (anch’essa attrice e cantante) venne precocemente attratta dall'arte.

Da giovane studiò pittura presso l'Accademia di Brera e, grazie al lavoro come vetrinista presso La Rinascente, riuscì a pagarsi gli studi di recitazione alla scuola di Esperia Sperani; dotata di forte temperamento e una grande passione per la recitazione, riuscì a mettersi in mostra e diventare finalmente attrice di teatro quindi, dopo l'esordio e una doverosa gavetta, venne notata nel 1965 da Dario Fo e Franca Rame che la vollero dapprima in “Settimo ruba un po' meno”, poi in “La colpa è sempre del diavolo”. Due anni dopo la si ritroverà, sempre a teatro, ne “La monaca di Monza” di Luchino Visconti e in seguito, nel 69', ne “Orlando furioso” di Luca Ronconi.

E’ nel cinema che ha modo di sfondare e farsi apprezzare dal grande pubblico sia in ruoli drammatici, quasi un suo timbro di fabbrica, che nelle tipiche commedie all'italiana. Al cinema esordisce nel 1970 nel film “Thomas e gli indemoniati” con la regia di Pupi Avati; sarà l'inizio di una carriera con i più grandi registi, l'anno dopo è infatti la volta di “La classe operaia va in paradiso” (secondo Nastro d'argento), film drammatico di Elio Petri con Gian Maria Volonté.

Nel 1972 sfonda definitivamente, forse grazie anche alla regista Lina Wertmuller e alla presenza di un'altra stella emergente italiana come Giancarlo Giannini; gira “Mimì metallurgico ferito nell'onore”, seguito poi da “Film d'amore e d'anarchia” nel 73' e, l'anno successivo, “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto”, tre commedie che misero bene in risalto la Melato, al punto da meritarle, per il primo, Nastro d'argento quale miglior attrice e Globo d'oro.
 

In questi primi anni 70' è un successo sotto ogni punto di vista, anche sentimentale: si lega per circa 40 anni con Renzo Arbore. Il loro fu quasi un matrimonio che, a sentire i due, fu l'unica cosa che mancò, quasi per un caso, alla loro relazione.

Negli stessi anni miete successi in molti film: vince un David di Donatello nel 74' in “La poliziotta” con Steno regista e la presenza di Renato Pozzetto, nel 1976 in “Caro Michele” di Mario Monicelli bissa il David e ottiene l'ennesimo Nastro d'argento, “Il gatto” del 1977 di Luigi Comencini, con Ugo Tognazzi e Dalila di Lazzaro le vale l'ennesimo David, l'anno dopo, altro Nastro ne “Dimenticare Venezia” di Franco Brusati.
 

Dopo tanti successi torna alla grande passione per il teatro impersonando personaggi di grande spessore scenico: “Medea” del 1986, “Fedra” l'anno successivo e, nel 92', “La bisbetica domata” di William Shakespeare.

Gli anni 90' e 2000 la vedono interprete di successo di fiction televisive alternate al teatro, senza disdegnare alcune interpretazioni per il cinema.

Non contenta dei trionfi lavorativi, è riuscita a ottenere anche due onorificenze, nel 1979 le viene attribuito l'Attestato di civica benemerenza del Comune di Milano e, nel 2003, dal Presidente della Repubblica ottiene il titolo di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

A seguito di un tumore al pancreas, Mariangela Melato muore a Roma l'11 gennaio 2013.

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