COSTUME E SOCIETA'

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Valentina Tereshkova, prima donna nello spazio e la figlia Ylenia

Quasi cinquantanni fa, il 16 giugno 1963, un razzo A 1 si innalzava dalla base spaziale di Baikonur Tyuratam per lanciare in orbita la capsula «Vostok 6».   A bordo c'era la prima donna cosmonauta: il suo nome era Valentina Tereshkova, nata il 6 marzo 1937 a Yaroslav Oblast. Gli obiettivi del volo erano due: compiere una missione orbitale in tandem con la Vostok 5, lanciata due giorni prima con a bordo Valerij Bikovski, e verificare che l' assenza di gravità non avesse effetti negativi sull' organismo femminile, e in particolare sull' apparato riproduttivo. La prima cosmonauta percorse 48 orbite in 70 ore e 50 minuti, e il 22 giugno, come consuetudine dopo l' impresa di Gagarin, nella Piazza Rossa di Mosca ci fu la spettacolare manifestazione di saluto al nuovo eroe, anzi all' eroina, dello spazio. Della missione di Valentina Tereshkova si è scritto e parlato molto. Le cronache rosa si sbizzarrirono quando, cinque mesi dopo lo storico volo, Valentina sposò il cosmonauta Andrian Nikolayev (dal quale ha divorziato nel 1982), e quando l' 8 giugno ' 64 nacque Yelena, salutata in tutto il mondo come «la prima figlia dello spazio». All' epoca tutti si interrogavano sulla presunta «normalità » di Yelena, nata peraltro con un parto difficile, con taglio cesareo. I timori dei medici riguardavano le possibili anomalie da parte dei genitori, sottoposti entrambi a radiazioni ionizzanti durante i voli spaziali.  Oggi la «figlia dello spazio» ha superato i quarantacinque anni, sta benissimo ed è medico chirurgo. Valentina Tereshkova diventò cosmonauta nel 1962, dopo lunga esperienza in aziende tessili prima, e come paracadutista poi. L' Unione Sovietica di Kruscev, in guerra fredda con gli Usa, pretendeva sempre nuovi primati. E una donna fra le stelle sarebbe stata un altro colpo pubblicitario. Già prima del Vostok 6, dai centri di ascolto spaziale a Torino e Bochum, fu registrata la nitida voce di una donna proveniente dallo spazio, in un drammatico dialogo con la Terra. Quel veicolo spaziale sbagliò l' angolo di rientro e bruciò al contatto con gli strati atmosferici. Anche se dall' ex Urss non è stato mai confermato nulla su quell' incidente, è noto che altre tre donne furono scelte nel '62: Vera Patsayeva, Irina Kommissarava, e Tanya Tortchillova, quest' ultima amica intima e riserva di Valentina per il Vostok 6.    Analisti spaziali occidentali hanno più volte affermato che era proprio la Tortchillova a dover partire, ma un serio infortunio fece subentrare la «riserva» Tereshkova. Subito dopo la nascita di Yelena, la Tereshkova si occupò di pubbliche relazioni, e si laureò in ingegneria aeronautica presso la celebre Accademia «Zhukovski». Nel 1970 lasciò il programma spaziale per andare a «volare» nei cieli della politica, facendo impegnati discorsi nella sua nuova veste di presidentessa del «Comitato delle donne sovietiche». Si è poi impegnata attivamente quale membro del Presidium del «Soviet Supremo», l' organismo che dava l' incarico di Capo di Stato nell' ex Urss. A partire dagli Anni Settanta la si poteva trovare in quasi tutti i congressi e lavori del partito comunista sovietico, e nelle commissioni che organizzavano i funerali degli ex Capi di Stato (da Breznev ad Andropov). Sia come cosmonauta, sia come portabandiera del movimento femminista, si è recata in ogni angolo del mondo, ed è sempre stata accolta con calore ed entusiasmo. Oggi Valentina è una donna di 56 anni con qualche capello bianco, che però non ha affatto perso la carica vitale, il sorriso e il fascino di un tempo come dimostra con la sua attività sul ruolo della donna nella società, collegata a tutti i recenti rivolgimenti di una nazione che proprio lei contribuì a far diventare, per alcuni anni, la prima potenza spaziale del mondo.
 
 
L'altra faccia della Luna. Elena la figlia delle stelle nascosta tra le tenebre

Elena era un bel nome, ma non si poteva pronunciarlo, se non sottovoce, facendosi il segno della croce. Si dicevano cose strane sul suo conto, cose che facevano paura. Pensare che all'inizio tutti l'adoravano, era la bambina che tutta l'Unione Sovietica avrebbe voluto come figlia, c'era il suo musino, gli occhioni azzurri che guardano intensi al cielo, un foularino colorato in testa da piccola matrioska, su tutte le confezioni di cioccolato vendute nei negozi di santa Madre Russia, cioccolato Aljonka, il suo diminutivo, per i bambini come lei, perch´ crescessero come lei. Elena Nikolaeva, era la figlia del cosmonauta russo Andrian Nikolaev, ma soprattutto di Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio, la prima a sfidare l'ignoto, il fiore all'occhiello di Nikita Kruscev che per quella ragazza dallo sguardo di velluto e dai nervi d'acciaio aveva un'adorazione. Si diceva addirittura, ma non era vero, che fosse stato lui a combinare il matrimonio, e i medici a volere subito un erede per vedere che figli sarebbero nati. Venne fuori Elena, un anno dopo il ritorno della mamma dallo spazio. La accolsero come una piccola zarina. Ma un attimo dopo sparì nel nulla. Nessuna apparizione pubblica, nessuna foto, gli anni passavano, ma di lei più niente di niente. Tranne le voci. Dicevano che la figlia delle stelle avesse rivelato crescendo qualcosa di mostruoso, un virus alieno senza cura n´ rimedio, dicevano che i russi la tenessero nascosta al mondo, nelle tenebre, perch´ non si scoprisse il suo terribile segreto. Fonti diplomatiche occidentali avevano messo in giro la notizia che la piccola fosse sordomuta, che fosse sempre sotto stretto controllo medico, che il Cremlino avesse apposto il sigillo Top Secret su tutte le informazioni che riguardavano Elena. Certo un precedente inquietante c'era. I primi esperimenti nello spazio con i cani avevano mostrato delle deformità in una cucciolata. Bastava a confermare i sospetti. Anche quando Andrian e Valentina divorziarono, di lei non si seppe nulla, come se non fosse mai venuta al mondo. «Space baby», come veniva chiamata negli anni Sessanta, è tornata a farsi viva più quarant'anni dopo, senza dare troppo nell'occhio, come se il mistero della sua sorte non la riguardasse, all'improvviso come all'improvviso era sparita. Ora ha 48 anni, è medico chirurgo, lavora nel servizio sanitario dell'Aeroflot, ha un figlio, Aleksey di 13 anni: «Vedete? Sono viva. E non sono mai stata un mostro». Ha sempre vissuto dalle parti della Città delle Stelle, il centro aerospaziale russo. E racconta con un sorriso: «Quando nonna mi portava a passeggio per strada mi chiedevano sei muta? oppure ci vedi bene piccola?». Mamma Valentina, che oggi ha 75 anni, ha invece rivelato al mondo che quel viaggio non fu un'avventura trionfale, ma un'odissea: per un tragico errore rischiò di perdersi nello spazio, restò legata al sedile per tutte le 71 ore del volo e poi sparata nell'atmosfera, come capita capita. Il finto ritorno fu girato dai cinegiornali di regime cinque mesi dopo, appena uscì dall'ospedale, per la propaganda doveva essere bella e sorridente. È sempre stata un tipo tosto Valentina: «Mamma voleva che vivessi una vita normale, per questo mi nascose: diceva, stiamo così bene a casa nostra». Il suo cielo in fondo era in una stanza.
(Fonti: TUTTOSCIENZE, IL GIORNALE)
 
 

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