COSTUME E SOCIETA'

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Per ricordare "Due grandi LUCIO"

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Quanto suona strano e quasi divertente, questo articolo scritto nel1993 dove si mettono a confronto "politicamente" 2 GRANDI LUCIO..

 

Uno di destra, l'altro di sinistra?  Anni di battaglie e polemiche Lucio Battisti cantava Innocenti evasioni, Lucio Dalla passava dal festivaliero Paffbum!  A titoli come Il futuro dell'automobile o Anidride solforosa.

Se l'impegno sociale del secondo conquistava l'applauso delle sinistre, per il primo rimaneva libera un'etichetta: cantante della destra. Etichetta rimasta viva per vent'anni. Ma ha un senso?  O era quasi un gioco, come quello delle due fazioni pro Beatles e pro Rolling Stones?

Mario Capanna, allora leader del Movimento studentesco, non è convinto: «Una contrapposizione teorica che nella realtà non sentivamo affatto». Dice: «Io non sono un esperto, vado a lume di naso, o di memoria: ricordo "Mi ritorni in mente", grande fascino.  Era di destra? Può darsi, ma non ce ne fregava granché».

Aggiunge: «Non c'era nessun muro di Berlino musicale. Quel periodo era un grande crogiuolo di vitalità, dal cattolicesimo al pensiero laico. Le emozioni, anche quelle delle canzonette, ti prendevano e si fondevano insieme. Gli schieramenti di cantanti come Dalla e Battisti sono una costruzione artificiale, venuta dopo».

Eppure la storia di un Lucio di destra e l'altro di sinistra ha vagato nell'aria come un ritornello. «L'ho sentito anch'io, ma non mi è mai venuto in mente di non ascoltare Battisti perché era di destra», dice il direttore dell'Unità Walter Veltroni.

E poi: «Ho amato Battisti fin dall'inizio. Lo stesso per Dalla. Sono due capisaldi degli ultimi vent'anni, a prescindere dalle opinioni».

Direttore, scelga un caposaldo maggiore: «Battisti per gli Anni 70 e Dalla per gli Anni 80».

E la destra? Almeno lei rivendica per suo un Lucio? «Assolutamente no», risponde il segretario del Movimento sociale Gianfranco Fini: «Come si fa a catalogare un'opera d'arte come di sinistra o di destra? Perché qui, anche se non tutte le canzoni sono capolavori, stiamo parlando di opere d'arte».

Eppure la distinzione esiste... «E' la sinistra a farla. Cantanti come Giuliana Vaici e Joe Sentieri, che dichiararono simpatie di destra, furono esclusi dai circuiti». Ma, onorevole, i testi impegnati erano soprattutto di autori di sinistra... «Essere impegnati voleva dire essere schierati a sinistra, o viceversa. Si andava sul modello della Baez, si diffondeva un messaggio che scimmiottava l'antimilitarismo, i figli dei fiori. Un ciarpame che prima lo dimentichiamo meglio è». E Dalla e Battisti?

«Due grandi artisti. Certo, concetti a noi cari si trovavano di più in Battisti. Ma questo non autorizza a dire che uno stava di qua e l'altro di là.

Di Dalla era notoria la collocazione, di Battisti si è detto che fosse più vicino a noi. Ma mi pare fuori luogo andare a cercare una collocazione nel messaggio musicale». Dunque, nessuna contrapposizione. C'è, allora, qualche elemento comune?

Secondo il filosofo Massimo Cacciari sì: «In modi diversi hanno ambedue evitato prediche sui destini del mondo, della patria, dell'umanità. Nelle loro tematiche hanno sempre conservato ironia e autoironia. Non si sono presentati come pensatori impegnati a salvare il genere umano. E questa è la simpatia, che ha permesso loro di scavalcare tutte le mode. I tempi sono precipitati, e li si ascolta tuttora». Se è difficile contrapporre Battisti e Dalla sul piano musicale («Io non ascolto i cantautori italiani», dice il compositore Luciano Berio) e se nessuno accampa diritti ideologici, curioso è il confronto dei testi, soprattutto là dove parlano di passione ed erotismo. Il romanziere e poeta Giuseppe Conte (proprio in questi giorni è uscito, sul tema della passione erotica, il suo Fedeli d'amore), esordisce con stupore: «Hanno già cinquant'anni!». E a questo compleanno offre una lettura inattesa: «In Dalla vedo un classicismo mimetico, unito a un sinistrismo solidaristico e cristianeggiante, che viene proprio fuori dall'eros, come in quel Disperato erotico stomp che va a parare nella masturbazione. Battisti, invece, rivelava un individualismo anarchico libertario, forse filtrato dal mondo hippy». L'esempio è lì, nel testo di un brano, antecedente all'allarme Aids: «Scusi lei, mi ama o no?/ Non lo so, però ci sto». Dice Conte: «Era geniale. A volte il paroliere che non vuol fare a tutti i costi il poeta sfiora la poesia».

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